30 anni fa moriva Bob Marley: il reggae perdeva il suo re

L'11 maggio 1981 un male incurabile aveva la meglio sul musicista giamaicano

Pubblicato il 11/05/11in World, RSS|TAG: bob marley, morte marley, giamaica, reggae

l'11 maggio 1981, dopo 4 anni di malattia, Bob Marley muore a soli 36 anni in un ospedale di Miami. Si narra che le sue ultime parole siano state: “Money can’t buy life“, “Il denaro non può comprare la vita”, testamento spirituale per il figlio Ziggie.


La sua voce è diventata un simbolo di emancipazione per tutti gli oppressi. In Giamaica è un eroe popolare. E la Giamaica, il giorno della sua morte, resta orfana del suo eroe.
Shane Brown, produttore di Marley, ha commentato: "Quel giorno la Giamaica era immobile. Si era fermato tutto".


Nato il 6 febbraio 1945 a Nine Mile, nella contea di Saint Ann in Giamaica, da padre britannico e madre giamaicana, agli inizi degli anni Cinquanta, si trasferisce con la madre nei sobborghi di Kingston, a Trenchtown, zona tra le più povere e pericolose. Qui conosce Neville O'Riley Livingston (Bunny Wailer) e Peter McIntosh (alias Peter Tosh). Con loro, nel 1966, forma the Wailers (che si scioglieranno nel 1974). All'epoca dei the Wailers risalgono i primi successi discografici.


Il suo primo storico singolo, No Woman, No Cry, dall'album Natty Dread, è del 1975. Il disco entra nelle classifiche di mezzo mondo.I Shot the Sheriff, canzone contenuta nell'album precedente, Burnin', e ripresa da Eric Clapton, contribuì a fare di Marley una star internazionale e del reggae un genere popolare.


Anche per questo lascia la Giamaica per Londra dove, nel 1977 scopre il male che lo porterà alla morte: un melanoma maligno alla pelle, curato in modo approssimatico per via della sua religione (il Rastafarianesimo, cui lo aveva iniziato la moglie Rita) che impedisce le mutilazioni.


Il suo ultimo album, Upraising, contiene la splendida Redempiotn Song il cui tema - come in molti altri brani di Marley - è la lotta sociale contro la schiavitù. “Emancipate voi stessi dalla schiavitù mentale/nessuno a parte noi stessi può liberare la nostra mente“, canta nella canzone.
Il suo impegno politico e sociale lo porta a ricevere nel 1978 la medaglia di pace dalle Nazioni Unite.


Nel 1994 viene inserito nella Rock and Roll Hall of Fame.
 

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