La campagna anti evasione del governo Monti sembra non voler risparmiare nessuno. Nemmeno Vasco Rossi, la rockstar più amata del Belpaese, autodefinitosi qualche tempo fa il "primo contribuente di Bologna".
Intendiamoci: si tratta solo di un accertamento che - a quanto riporta il settimanale L'Espresso in edicola questa settimana - l'Agenzia delle Entrate ha iniziato lo scorso dicembre e giunto quasi alla conclusione, relativo al modo in cui in questi anni alcuni guadagni - soprattutto quelli dei concerti - sono stati ripartiti fra Vasco e le sue diverse società.
"L'ipotesi degli ispettori - si legge - è che l'intreccio di rapporti, prestazioni professionali e fatture imbastito fra le imprese stesse e il cantautore abbia finito per attenuare l'impatto fiscale sulla sua personale dichiarazione dei redditi, consentendogli di posticipare nel tempo o di risparmiare imposte per alcuni milioni di euro. Un dato su tutti: se le ipotesi dell'Agenzia verranno confermate, nel 2008 il reddito imponibile di Vasco sarebbe quantificabile in 10,3 milioni, quasi il doppio dei 5,8 milioni dichiarati. E ora si sta esamindo anche il 2007".
Non è la prima volta che Vasco si trova ad affrontare le insidie del fisco, nonostante abbia più volte dichiarato con forza di aver sempre pagato le tasse, "sia quando ero povero sia oggi", di detestare gli evasori "furbi e ladri", invitando però a distinguere caso da caso: "Un conto è sbagliare, un conto fare il furbo".
A questo punto si attende sì la conclusione degli accertamenti, ma soprattutto una replica di Vasco sul suo profilo Facebook o, meglio ancora, un clippino.