Il canzoniere italo-inglese di Morgan
Si intitola Italian Songbook vol. I il nuovo lavoro discografico del raffinato musicista, che nei prossimi volumi vuole le versioni inglesi di De André e Tenco
Pubblicato il 10/04/09in Pop, RSS|
Il personaggio
C'è stato un momento, nemmeno tanto tempo fa, in cui la musica leggera italiana era davvero considerata nel mondo al pari di quella anglosassone, internazionale per sua natura, grazie alla lingua inglese. Un momento importante, glorioso e - forse - irripetibile, ma da cui, secondo Marco Castoldi in arte Morgan, bisogna ripartire se si aspira ancora a dare un'apertura universale alla nostra musica. Perché un giorno un signore che si chiama Pino Donaggio ha scritto un pezzo dal titolo Io che non vivo (senza te) ed un altro ha voluto assolutamente cantarlo nella propria lingua: quel signore si chiamava Elvis Presley e il pezzo diventò You don't have to say you love me.
Ma ci sono altri esempi non meno meritevoli anche se meno noti. E sono veramente tanti. Per questo motivo Italian Songbook è diventato non un disco, ma il progetto di una trilogia di cui il volume I non è che lo starting point. E' facile, infatti, immagnare Marco in arte Morgan iniziare le ricerche e gli approfondimenti della canzone italiana del periodo fine anni '50-inizio '60, nel suo stile arruffato e genialoide, e perdersi nel mare magno dei riscontri, ciascuno con una storia tutta sua, cui il tempo ha regalato la patina di leggenda. E ancor più facile è immaginare la difficoltà di scegliere, selezionare e - per forza di cose - escludere. Per non parlare della tentazione di regalare una nuova veste english ad alcuni brani che l'artista trentaseienne ha tanto amato, ma che nessuno si era ancora preso la briga di riproporre tradotti. E infine c'è l'impellenza di misurarsi con quel mondo, quelle atmosfere, quello stile, proponendo qualcosa di proprio.
Ecco, questo è il concept dietro Italian Songbook che nel vol. 1 contiene canzoni scritte da grandi autori quali Sergio Endrigo, Domenico Modugno, Gino Paoli, Umberto Bindi, Piero Ciampi, interpretati e arrangiati da Morgan in doppia versione italiana ed inglese, più due invenzioni per orchestra d’archi realizzate da Morgan e Stefano Barzan con la Royal Philarmonic Orchestra.
Nella sua opera di archeologo musicale Morgan ha fatto anche alcune scoperte interessanti. Come il fatto che Fabrizio De André incise Tutti morimmo a stento in inglese, ma vergognandosi poi della propria pronuncia decise di distruggerlo. Il sound engineer, però, contravvenendo alle direttive, ne salvò il master, che ora si trova nelle mani di qualcuno dell'ambiente discografico. Inutile dire che Morgan smania per avere il testo inglese di Faber, nonché l'autorizzazione di Dori Ghezzi, per poter interpretare quelle canzoni. Intanto si consola col manoscritto inglese di Vola Colomba, tradotta da Luigi Tenco che però non ha fatto in tempo a cantarla.















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